Filiera Smart, l’ecosistema per sfruttare tutti i vantaggi della stampa 3D

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La stampa 3D conquista sempre più settori e tipologie di produzioni, anche grazie alle tecnologie e ai materiali che si possono utilizzare e alle dimensioni che si possono ottenere. È un mondo che evolve in maniera estremamente veloce e che offre sempre più possibilità. Anche per questo, però, chi si avvicina al mondo dell’additive manufacturing per la prima volta difficilmente ha le idee chiare su come declinare al meglio tutti questi vantaggi sulla propria produzione. È in casi come questi che si rivela estremamente utile e funzionale affidarsi a una filiera smart, in cui un’azienda consulente funziona come un proxy, un punto di accesso competente in maniera verticale sul settore, e mette in collegamento l’esigenza del nuovo cliente con le aziende che possono soddisfare a pieno la domanda. Questo ha una serie di vantaggi notevoli, a partire dal lusso di poter effettuare dei test senza sobbarcarsi i costi diretti dei macchinari.

 

Ma come funziona una filiera smart? E quali sono tutti i suoi vantaggi? Ne parliamo con Gerardo Di Filippo, CEO di MadeInAdd, azienda torinese che dispone al momento del più grande ecosistema per la stampa 3D in Italia e che, con circa 200 macchine a disposizione, propone soluzioni con più di 80 materiali con tutte le principali tecnologie, dall’MJF (Multi Jet Fusion) e l’SLS (Selective Laser Sintering) sulle plastiche, dalle resine a tutti i metalli con il DMLS al Binder Jetting, dal rame al large scale.

 

Un entry point rassicurante

 

Non tutti coloro che si avvicinano all’additive manufacturing hanno delle competenze specializzate e il rischio in questo caso è di sbagliare acquisti o fornitori. Per questo, un’azienda di consulenza seria nel mondo della stampa 3D industriale si propone innanzitutto di comprendere e soddisfare al meglio le singole esigenze. In tal senso, sono fondamentali due servizi, che anche MadeInAdd fornisce:

 

  1. Advisory di business tecnico. Il cliente sottopone la propria esigenza e riceve un suggerimento preciso su aree di applicazione, tecnologie e materiali giusti per ottenere un risultato atteso: part screening, oppure prototipazione, oppure piccola produzione di serie.

  2. Ingegneria del disegno. Se il cliente non ha un file 3D del prodotto che vuole realizzare in additive manufacturing, si procede a crearlo. Se ha già il file 3D, si verifica che sia utilizzabile per l’additive ed eventualmente lo si adatta. “Un file 3D per stampa tradizionale”, spiega Di Filippo, “potrebbe non andare bene, oppure potrebbe far perdere potenziale al risultato. Con il file ridisegnato il cliente ha un importante asset a disposizione: ottimizzazione topologica, ottimizzazione fluidodinamica…” A questo punto il cliente ha in mano una nuova visione del suo prodotto. Per realizzarlo può decidere di sobbarcarsi i costi di una supply chain interna, oppure di affidarsi a una filiera smart certificata, priva di costi fissi e con la garanzia di essere sempre aggiornata.

Una supply chain digitale e smart

 

Con una filiera smart il cliente finale sa di avere a disposizione sempre le macchine più aggiornate e le soluzioni ottimizzate per realizzare le sue idee in 3D. Le tecnologie sono infatti disponibili presso una serie di partner certificati e qualificati, che costituiscono un ecosistema formidabile, a cui il cliente finale accede grazie alla consulenza e alle competenze di MadeInAdd, nata proprio per favorire una maggiore diffusione dell’additive manufacturing in Italia e un migliore utilizzo della supply chain additiva presente nel nostro Paese.

 

Con i fornitori dell’ecosistema c’è una relazione basata su tre momenti:

  1. Selezione e qualifica. Un team interno a MadeInAdd - gli Ecosystem Manager - composto da ingegneri con forti competenze in ambito produttivo e focus sull’additive si occupa di selezionare i fornitori presenti sul mercato. Le caratteristiche prese in considerazione sono:

    1. certificazioni esistenti. Si va dalla ISO9001, che è alla base di tutto, a quelle più specifiche per lavorare in determinati settori, come IATF 16949 per l’Automotive o la Nadcap per l’Aerospace. Così se arriva una commessa è già chiaro quali sono i fornitori che si possono coinvolgere.

    2. impianto produttivo. L’Ecosystem Manager visita gli impianti e stila una scheda di valutazione, anche sulla base di una produzione di test campione.

  2. Qualifica della commessa.In base ai requisiti dei clienti, al loro standard di qualità e alla tipologia di applicazione”, spiega il CEO di MadeInAdd, “si scelgono i fornitori per quel certo tipo di mercato. C’è uno scambio totale e costante di informazioni. MadeInAdd riceve dal cliente requisiti qualificati della sua produzione e li codifica per il fornitore in modo che siano più leggibili da un punto di vista stampa. Anche i file di stampa possono essere diversificati a seconda del fornitore”.

  3. Monitoraggio qualità dell’output e feedback

Naturalmente, quando si parla di scambio dati si intende tutto in digitale, per la natura stessa dell’additive manufacturing, e sempre in modalità protetta, sia lato clienti, sia lato fornitori. “Questo consente una trasparenza totale in tutte le direzioni”, precisa Di Filippo, “e la massima sicurezza grazie a file super criptati”.

 

A ogni cliente il suo ecosistema

 

Le esigenze dei clienti e i fornitori in grado di soddisfarle vengono messi in contatto in base a dati estremamente selezionati. Questo consente di creare una supply chain digitale ad hoc sui requisiti di ogni singolo cliente e sulla capacità dell’ecosistema. Questa supply chain digitale e virtuale non è quindi statica, poiché viene costruita in maniera smart, in relazione a ogni specifica esigenza.

Se la richiesta del cliente è chiara”, spiega Di Filippo, “la piattaforma digitale di MadeInAdd consente al cliente di lavorare in modalità self service. Se la richiesta è invece particolarmente complessa, resta molto forte la componente di consulenza degli ingegneri. In entrambi i casi”, continua, “la rete di fornitori che si attiva è costruita a seconda della commessa e sempre a zero costo. Questo perché non c’è una supply chain unica di cui MadeInAdd debba ammortizzare né il costo di creazione dell’impianto, né quello fisso di gestione”. Oltre a quelli che sono i vantaggi intrinseci dell’additive manufacturing (meno sprechi e meno magazzino, ad esempio), il cliente ha accesso a un inventario di soluzioni che consente di evitare molti investimenti diretti che potrebbero rivelarsi sbagliati: può infatti permettersi di sperimentare macchine diverse (magari da fornitori diversi proposti dall’ecosistema) e di fare delle prove, senza doversi accollare subito il costo di una macchina, che potrebbe non essere quella giusta o che potrebbe invecchiare in fretta. Con questa dinamica si arriva a comprendere quale sia la tecnologia migliore, quale sia il suo costo e la sua eventuale obsolescenza e solo a quel punto il cliente decide se - dopo la fase di startup di un suo prodotto - valga la pena internalizzare il costo oppure no. Il lusso di provare, invece, non ha prezzo.

 

Un unico front end per il cliente

 

Con una filiera dinamica e smart, il cliente finale ha un altro vantaggio non irrilevante: non perde tempo nella ricerca di fornitori diversi ma incontra, in aziende come MadeInAdd, un unico front end. Così, diventa quasi irrilevante chi materialmente realizza il suo progetto, perché si ragiona prima di tutto sulla qualità e sulle funzionalità della macchina. “L’algoritmo che sceglie le macchine per il risultato finale”, commenta Di Filippo, “tiene conto sia delle caratteristiche materiali che il prodotto finale deve avere, sia naturalmente degli eventuali spostamenti merci scegliendo, a parità di servizi offerti, il fornitore più vicino. Tutto passa dal database (che raccoglie le diverse caratteristiche di stampa delle macchine) e dall’algoritmo. A tendere si potrà offrire anche un dato sulla carbon footprint della filiera di stampa”.

Il cliente finale è liberato anche del monitoraggio sulla qualità dell’output (per il quale potrebbe non avere tutte le competenze) e il feedback al fornitore, che è sempre una fase estremamente delicata. Anche in questo caso sono i dati a parlare e il fornitore che non abbia soddisfatto determinate esigenze, riceve un feedback sulle motivazioni e un recovery plan per portare il risultato al livello atteso.

Digital inventory, niente più fondi di magazzino 

 

La supply chain digitale completa la filiera smart con un servizio di Digital Inventory, offerto da MadeInAdd: “Si tratta di un servizio peculiare, con vantaggi enormi”, racconta Di Filippo: “Il cliente fornisce l’elenco dei pezzi del suo magazzino, in qualunque formato - file o fisico; MadeInAdd li trasforma in file pronti per la stampa 3D, con l’ottimizzazione del disegno o con la sua creazione ex novo grazie al reverse engineering, potendo così dire al cliente quali sono le tecnologie e i materiali migliori per realizzare in 3D ogni singolo pezzo e quali sarebbero i costi a seconda dei volumi di produzione. Il cliente può così avere una dashboard e non più un magazzino fisico, andando a produrre solo on demand. Se pensiamo a pezzi che hanno un ciclo di vita molto lunghi, come i ricambi dei treni e degli aerei si comprende immediatamente il vantaggio, sia in termini di stoccaggio, sia in termini di aggiornamento”.

 

In definitiva: nessun investimento incerto, nessun fornitore che possa mentire, nessuno stoccaggio inutile. La filiera smart è davvero un nuovo modo di pensare la produzione, in cui l’azienda pensa solo a sviluppare nuove idee e una consulenza verticale costantemente aggiornata in digitale si occupa di trovare la soluzione migliore per realizzarla. Come serve e quando serve.

 

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